Edda Rosato detta Miria
Nel
1972, neolaureata in lettere, arrivo a Bologna per uno stage di
specializzazione in Storia dell'Arte medioevale, ma mi innamoro
della città, della sua vivacità, delle possibilità culturali che
offre, e decido di rimanere. Trovo lavoro in banca, ed entro in
contatto con temi economici, giuridici e sociali prima trascurati.
Il lavoro coincide quasi da subito con l'impegno politico nel
sindacato CGIL di categoria, prima come delegata, poi con
incarichi a livello regionale e nel direttivo nazionale. Mi
iscrivo anche al partito comunista. All'interno del sindacato e
nelle piazze partecipo alla grande stagione della liberazione
femminile, e sperimento, con le altre, che la politica non è
“altro” da noi e che si fa tutti i giorni, consapevolmente o no,
nei rapporti sociali come in quelli personali. Nel 1981 nasce mio
figlio e dieci anni dopo lascio il lavoro ed inizio ad impegnarmi
maggiormente nel partito, divento segretaria dell'unione comunale
di San Lazzaro e capogruppo dei Democratici di sinistra nella
passata legislatura.
Dell'attività politica
prediligo dunque, come quasi tutte le donne, “il potere di fare le
cose”, di raggiungere risultati comprensibili e soddisfacenti, di
contribuire a determinare cambiamenti positivi, ad elevare la
qualità della vita. Tuttavia ritengo che una vita di qualità non
possa ridursi a soddisfare gli appetiti dell' homo economicus, ma
che al contrario ne facciano parte integrante i valori
dell'amicizia, dell'affetto, della solidarietà, della cultura
nonchè del rispetto delle altrui culture. Tutti valori che la
destra calpesta e misconosce. E spero che mio figlio, che vive in
questi tempi difficili e ne subisce i contraccolpi, riesca sempre
a godere della bellezza di una poesia piuttosto che del rombo di
una macchina dalla potente cilindrata.