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Intervento di Elisa Sangiorgi in occasione della presentazione della legge del consigliere regionale Ugo Mazza sull’urbanistica partecipata

Ci è sembrato giusto e coraggioso intraprendere un dibattito pubblico, con i cittadini, le varie associazioni, i sindacati, i comitati, sulla gestione del territorio anche a San Lazzaro.

La parola partecipazione è uno dei cavalli di battaglia delle nuove amministrazioni di centrosinistra. Cofferati ha vinto le elezioni impostando la campagna elettorale sulla parola “partecipazione”, ascoltando tutti e parlando sempre di scelte condivise ed è proprio questo che ora le associazioni gli rimproverano, cioè di non poter partecipare alle scelte. Questo perché la rappresentanza politico istituzionale è stata messa in crisi dal meccanismo della delega. Insomma, ci si è resi conto che la delega politica, via via che aumentava la consapevolezza sociale, non era più sufficiente a rappresentare tutti i bisogni e le istanze collettive; è cresciuta, in questi anni, la figura del cittadino consumatore, sempre più informato sulle scelte politiche, sempre più consapevole e disposto a ragionare con la politica; questo il senso della cosiddetta società civile; non basta più essere sindaci, consiglieri e assessori per fare scelte adatte al sentire della collettività; è necessario il confronto costante, la discussione aperta di ogni scelta fatta sul territorio e anche il ruolo dei consigli comunali dovrà mutare in questo senso, prevedendo sempre più forme partecipate e aperte ai cittadini, giustamente bisognosi di un coinvolgimento reale e solo non di facciata.

Sulla politica partecipata sono nati molti esperimenti di questo genere, in Italia e nel mondo. La gestione del denaro pubblico e del territorio sono stati oggetto di laboratori di bilancio partecipato e di urbanistica partecipata. Penso alla rete dei nuovi municipi, penso ai comuni di Grottammare e di Pieve Emanuele, comuni che hanno saputo coinvolgere i cittadini dando loro la possibilità di deliberare su una parte del bilancio comunale. Cittadini attivi, desiderosi di coinvolgimento e di sempre maggiore consapevolezza sui meccanismi decisionali.

E’ necessario allora che le amministrazioni gestiscano la cosa pubblica in modo trasparente e partecipato e se possibile modifichino le scelte amministrative qualora ci si renda conto che sono sentite come qualcosa di non condiviso dalla popolazione. Negli ultimi anni, i comitati che sono sorti, hanno avuto come unico obiettivo quello di salvaguardare l’ambiente e la salute pubblica e forse,  dico io, molti di questi hanno portato un beneficio nei confronti dell’azione amministrativa, una risorsa per riflettere e anche, perchè no, modificare le scelte adottate.

Ma le nostre amministrazioni locali non partono da zero. La nostra memoria storica deve farci pensare a quello che è stato il modello bolognese, lo sforzo politico per contenere i processi di ghettizzazione sociale negli anni sessanta e la fase della nascita dei consigli di quartiere e di frazione, prime forme di aggregazione e partecipazione politica della cittadinanza per favorire la crescita di un tessuto democratico diffuso.

 

 

 

 

Uno degli aspetti salienti dell’urbanistica nel modello bolognese era la possibilità d’incidere sulla distribuzione del reddito. Alloggi pubblici per lavoratori, servizi sociali avanzatissimi, disponibili per tutti, attenzione alle classi sociali più deboli e integrazione.

Ma negli ultimi anni, il territorio ha assunto un governo più che altro dettato dall’interesse privato e la pianificazione pubblica ha dovuto fare i conti con la rendita patrimoniale dei terreni e con un mercato immobiliare sempre più aggressivo e inaccessibile ai più. Le pressioni sui comuni per costruire hanno trovato terreno fertile nell’impoverimento finanziario dei comuni, che ricavano dall’aumento del numero delle abitazioni ICI e oneri di urbanizzazione, troppo spesso utilizzati per pagare spese correnti.

Con l’aumentare degli interventi sul territorio, varianti al piano regolatore, cambiamenti di destinazione d’uso, di aree da industriali a residenziali e il concomitante arricchimento di chi possedeva questi terreni in aree pregiate, è cresciuto contemporaneamente il prezzo delle case fino a raggiungere ad esempio a san lazzaro i 3500 euro al metro quadro.

Contemporaneamente si è edificato a macchia di leopardo, senza una logica di pianificazione e questo ha di certo peggiorato la coesione sociale e la disponibilità di servizi, aumentando i costi per la collettività.

Naturalmente questo ha determinato una migrazione verso aree più periferiche di persone che non riuscivano ad acquistare casa a questi prezzi esorbitanti, lasciando i centri e le aree pregiate di territorio a classi sociali più elevate e al terziario.

Inoltre, spesso le opere di urbanizzazione e gli oneri, non sono stati sufficienti a fornire i servizi per le nuove abitazioni, determinando così un aumento dei costi per la collettività nel lungo periodo.

E’ quindi necessario che i comuni perseguano l’autonomia finanziaria, il più possibile indipendentemente dallo sfruttamento dei territori. Non è pensabile che per dare servizi adeguati alla cittadinanza, il comune sia costretto a vendere territorio o a negoziare possibilità di edificazione. L’idea di città deve essere condivisa e non deve dipendere dalle necessità , ma deve privilegiare l’interesse pubblico.

Chi deve decidere del territorio? Chi possiede il terreno e preme per ottenere una variante oppure i cittadini che abitano, che vivono la città, che usufruiscono di servizi, che operano nel territorio?

Come possiamo contenere gli effetti della logica speculativa? Come possiamo controllare l’impennata dei prezzi delle aree, altissimi in questa zona? Com’è possibile che il prezzo delle abitazioni sia talmente elevato da trasferire centinaia di giovani coppie ogni anno nelle zone più distanti dal centro storico? E com’è possibile che si lasci spazio nel centro storico e nelle zone “pregiate” solo al terziario? Non vi è un depauperamento del tessuto sociale?

E poi le tematiche ambientali: di certo non meno importanti. Quanto e come si deve sviluppare una città?
Cosa intendiamo per sviluppo? E come salvaguardare le risorse ambientali? Il territorio, così come l’acqua, sono risorse finite e la continua impermeabilizzazione dei territori ha causato uno sfruttamento ambientale massiccio, specie negli ultimi anni.

Inoltre la mobilità connessa all’urbanizzazione: si parla di urbanistica integrata, di piani integrati, ma siamo ancora indietro. Il traffico di attraversamento è troppo connesso al traffico locale e causa di disagio e di malessere. Chi abita in zone molto trafficate spesso soffre di malattie respiratorie, come l’asma, diffusissima tra i bambini bolognesi e comunque lo stress, connesso al rumore.

Le politiche di risparmio idrico ed energetico: come incidere sui nuovi regolamenti edilizi facendo in modo che le risorse finite non siano sprecate. Quali incentivi per le nuove tecnologie?

Il progetto di legge che vogliamo qui presentare parte dal presupposto che a decidere del futuro, dello sviluppo della città, non debbano essere solo i privati e il Comune, ma che ci debba essere una discussione aperta e libera, che coinvolga tutti i cittadini, che renda consapevoli le istituzioni dei bisogni e delle necessità delle persone, delle famiglie che abitano in quella zona.

Gli obiettivi della legge 19 erano senza dubbio importanti e di non facile realizzazione. La Riqualificazione urbana: la legge 19/98 della regione emilia romagna prevede la riqualificazione di ambiti territoriali degradati e ha sicuramente portato un beneficio in molte zone, con il miglioramento delle condizioni di salubrità e di sicurezza, con il recupero di aree degradate, la costruzione di numerosi alloggi a prezzo convenzionato, l’arricchimento della dotazione di servizi, di opere infrastrutturali occorrenti. Ma di certo non ha saputo coinvolgere i cittadini e i loro bisogni.

Questa è una grande sfida, specie per la sinistra, che deve difendere, per sua stessa natura, gli interessi dei più deboli, dei meno rappresentati, dei poteri minori. Ed è un punto di forza, che ci distingue nettamente dal centrodestra, che sta legiferando in senso esattamente opposto con la nuova legge urbanistica nazionale, in nome della deregulation, del superamento di ogni vincolo urbanistico; la nostra urbanistica deve saper costruire una nuova idea di città capace di coniugare la tutela della salute, la qualità ambientale, la bellezza urbana e le finalità di giustizia sociale, equità e convivenza.  Deve trovare una corrispondenza dei servizi pubblici con i bisogni dei cittadini e sviluppare la città in base ai reali bisogni, alla reale domanda di abitazioni. Deve salvaguardare la qualità della vita, dell’abitare, dei servizi, la tutela ambientale e l’integrazione delle classi sociali più disagiate, facendo una politica della casa e dei prezzi a favore di chi non ha le possibilità materiali.
Il progetto di legge del consigliere regionale Ugo Mazza va proprio in questa direzione e io credo che possa contribuire ad uno sviluppo più qualificante per le nostre città.

PROPOSTA EMENDAMENTI ALLO SD

DOCUMENTO PRELIMINARE S.D. COMUNALE doc tecnico S.D. INTERCOMUNALE doc tecnico

la partecipazione può esserci !!!!

   

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A cura delle Associazioni "A sinistra per San Lazzaro", "Capo Seathl", "Riformismo Oggi"