Un
comune che deve diventare "senza barriere"
Si
intende operare per affrontare il tema della disabilità
non in termini settoriali ma come una grande questione trasversale
che implica una progettualità molto forte con riflessi
sull’insieme delle politiche comunali: da quelle relative
ai lavori pubblici in ordine all’abbattimento delle barriere
architettoniche e nella progettazione di nuove opere, all’inserimento
lavorativo sino ad una fattiva partecipazione alle iniziative
culturali e sportive. La pianificazione del territorio e dei sistemi
di trasporto, la progettazione di nuovi edifici, il recupero o
il riuso di quelli esistenti, la sistemazione di spazi e ambienti,
esterni ed interni, devono contenere tutte le scelte, ubicazionali,
distributive e tecnologiche, che impediscano la creazione o la
permanenza di ostacoli alla fruizione agevole. Si
tratta di superare ostacoli fisici che sono fonte di disagio per
la mobilità, che limitano o impediscono a chiunque
la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o
componenti,
situazioni ambientali che non permettono l'orientamento e la riconoscibilità
di luoghi e delle situazioni di pericolo. Il nuovo PRG dovrà
adottare nuove tipologie edilizie residenziali piu' accessibili,
sicure
e confortevoli, in grado di rispondere alle reali esigenze delle
persone, senza barriere architettoniche, adatte a tutti ma pensate
soprattutto per le persone che, per eta' o disabilita' hanno una
ridotta possibilita' di movimento: anziani, incidentati, obesi,
malati di artrosi”.
Uno strumento idoneo per favorire una maggiore sensibilità
può essere l’istituzione di una Consulta comunale
sulla disabilità, riconosciuta dal Comune come un interlocutore
autorevole e imprescindibile per favorire l’affermazione
di pieni diritti di cittadinanza nell’intento di superare
un’ottica puramente assistenzialistica.
Impegni concreti a favore della disabilità.
Quando si parla di disabilità o di diversa abilità
si parla di diritti (uguaglianza, libertà, dignità),
di diritti umani, civili, sociali ed economici (uno su tutti:
il diritto al lavoro).
Disabile, infatti, è la persona alla quale l’ambiente
socio-culturale in cui vive e opera non ha consentito di eliminare
o quantomeno ridurre la situazione di difficoltà derivante
dal suo deficit. Ecco allora che la
società deve attivarsi
affinché le abilità diverse siano valorizzate in
modo tale da consentire a chi ne è portatore di non vivere
negativamente il proprio deficit.
Una delle molte iniziative che la società può attivare
è costituita da un’opera capillare di sensibilizzazione
e di conoscenza delle varie “situazioni di disagio”
nelle quali vengono a trovarsi le persone disabili.
La prima cosa che va detta è che non si può immaginare
di risolvere il rapporto col mondo della disabilità con
la monetizzazione: i soldi servono, anzi sono utilissimi, ma non
sono tutto.
Un’altra concezione errata è quella di offrire una
serie di opportunità, un supermarket di offerte a cui il
disabile può attingere. Questa seconda concezione è
sbagliata per due motivi: il primo si può riassumere nello
slogan “niente per noi senza di noi”, il secondo è
che occorre offrire non scatole preconfezionate, ma l’aiuto
a costruire un progetto di vita possibile a soggetti “diversamente
abili”.
Un’altra ragione importante è che non esistono due
situazioni eguali, possono esserci analogie, di patologie, di
situazioni familiari, di contesto geografico, di tipo economico,
di età, di genere, ma in definitiva ogni caso è
un mondo specifico, che va valutato, studiato rispettando questa
specificità.
La decisione della Commissione Europea (78/2000) costituisce un’occasione
molto importante per iniziare un cambiamento di rotta.
Un futuro migliore per i disabili è un futuro migliore
per tutti.
Bisogna saper porre al centro la persona nella sua globalità.
Si intende operare per affrontare il tema della disabilità
non in termini settoriali ma come una grande questione trasversale
che implica una progettualità molto forte con riflessi
sull’insieme delle politiche comunali: da quelle relative
ai lavori pubblici in ordine all’abbattimento delle barriere
architettoniche e nella progettazione di nuove opere, all’inserimento
lavorativo sino ad una fattiva partecipazione alle iniziative
culturali e sportive.
Uno strumento idoneo per favorire una maggiore sensibilità
può essere l’istituzione di una Consulta comunale
sulla disabilità, riconosciuta dal Comune come un interlocutore
autorevole e imprescindibile per favorire l’affermazione
di pieni diritti di cittadinanza nell’intento di superare
un’ottica puramente assistenzialistica.
Occorre operare per l’affermazione dei principi della accessibilità,
della visitabilità, della adattabilità.
Occorre inoltre istituire un punto di ascolto permanente a favore
dei disabili che sia affidato ad una figura professionale con
profilo tecnico adeguato.
Occorre introdurre nel regolamento edilizio comunale criteri di
accessibilità vincolanti a fine di eliminare le inadempienze
e di ottenere progetti rispettosi della divers-abilità.
Sul piano degli impegni di bilancio si ravvisa l’opportunità
di prevedere, nell’ambito della normativa Ici, una detrazione
specifica, aggiuntiva alle altre ordinarie, per le famiglie che
annoverino membri con problemi di disabilità.
Un punto ulteriore di lavoro sarà lo sviluppo anche a San
Lazzaro dell’esperienza avviata dalla Fondazione “Dopo
di noi”.
In campo sportivo si intende sviluppare l’iniziativa già
sperimentata a livello provinciale del coordinamento “Sport
& Handicap”.